mercoledì 15 luglio 2015

IL PROGETTO "ISONZO LE DODICI BATTAGLIE" PRESENTI A LIGNANO


IL CASTELLO DI DUINO, IL CARSO E LA GRANDE GUERRA

Il Castello di Duino, il Carso e la Grande Guerra saranno nuovamente protagonisti nel  progetto di collaborazione proposto dalle Femines Furlanes Fuartes, NUTRIAMO UNA SQUADRA inserito nella finale di Coppa Europa delle Ebra (European Beach Rugby Association) Series in programma a Lignano Sabbiadoro . Il Gruppo Culturale e Sportivo Ajser 2000, il Gruppo Ermada Flavio Vidonis e la Consulta Giovani di Duino Aurisina hanno già collaborato con la Presidente Margherita Plos e le FFF nel primo progetto di promozione turistica “La Regione Friuli Venezia Giulia a Tuttotondo” che ha previsto proprio una tappa sul CARSO, al Castello di Duino e sui luoghi della Grande Guerra dell'Ermada.

 Pool draw and saturday matches ...coming soon, today around 12:30 : read QR code




Con lo spirito collaborativo e di amicizia le realtà della Provincia di Trieste, hanno aderito con entusiasmo all'iniziativa di presentazione dei prodotti tipici all'interno di un area della Beach Arena, denominata NUTRIAMO UNA SQUADRA, proposto da una sempre coinvolgente presidentissima MARGHERITA PLOS.

In particolare nei tre giorni di manifestazione verranno presentati alcuni prodotti tipici del carso e della cucina triestina: in particolare il COTTO CALDO nel pane servito con il Hren (Rafano)è una pianta erbacea perenne di cui si usa la radice, che viene grattugiata e preparata in vari modi. Da circa 2000 anni il rafano è conosciuto come pianta medicinale molto stimata per le sue proprietà antibatteriche,   il baccalà mantecato alla triestina, e i famosi formaggi del Carso come lo  ZEPEK  (caciotta aromatizzata alla santoreggia che cresce spontanea sul Carso) o lo JAMAR formaggio dal gusto intenso e quasi piccante, dalla pasta particolarmente friabile (Jama in sloveno significa grotta, mentre lo jamar è colui che la esplora).
Il Produttore scoprì la grotta proprio dietro casa, ai margini del bosco e decise di utilizzarla per affinarvi il formaggio. Ha una profondità di 70 metri, ci sono 12° e un'umidità costante del 90%, condizioni ideali per la maturazione. I formaggi vengono calati nella grotta dopo due mesi di soggiorno in cantina, dopodiché vengono avvolti in una rete a maglie larghe e appesi a pali di legno, sospesi nell'aria. Dopo circa tre mesi di soggiorno in grotta lo JAMAR è pronto, un formaggio dalla buccia rugosa e granulosa, brunita, dal profumo intenso di muffa e terra, una vera e proprio gioia per i nostri sensi. Non potranno mancare i vini del Carso come il TERRANO e la VITOVSKA che non hanno certo bisogno di presentazioni.





IL GRUPPO CULTURALE E SPORTIVO AJSER 2000  che a Lignano opererà in sinergia con i ragazzi della CONSULTA GIOVANI di DUINO AURISINA,  già attivo da quindici anni spazia l'attività tra cultura e sport, promotore di diverse iniziative regionali e nazionali, è attivo particolarmente nella promozione turistica affiancando spesso enti pubblici, come il Comune di Duino Aurisina e la Promotrieste in stand espositivi di promozione del territorio. Ha inteso aderire al progetto, oltre ad a collaborare con il MAGNET RUGBY, per la preziosa collaborazione con le FFF e perchè crede nella promozione congiunta e  coordinata dei prodotti e dei territori della nostra Regione Fvg.
 Il GRUPPO ERMADA FLAVIO VIDONIS  entità sorta nel 2012 per proseguire un progetto di valorizzazione del lavoro che da oltre 20 anni il Gruppo Cavità dell'Alpina delle Giulie ha svolto,  per riportare alla luce i camminamenti, le trincee e gli ipogei della Grande Guerra siti sul Monte Ermada. Il Monte tristemente famoso per essere stato tra la decima e l'undicesima battaglia dell'Isonzo lo scenario in cui si infranse il sogno dell'esercito italiano di arrivare a Trieste., l'esercito austroungarico sin dal 1914 operò sulle pendici del Monte Ermada per trasformarlo in una fortezza invalicabile. Attraverso una mostra itinerante, video e pubblicazioni si vuole far conoscere cosa accadde su quell'area.  A settembre poi, attraverso il Bando Cultura della Provincia di Trieste, all'interno della prestigiosa Sala Rilke del CASTELLO DI DUINO verrà presentata la nuova mostra “ISONZO, LE DODICI BATTAGLIE” . 
Arroccato su uno sperone carsico a picco sul mare, con un panorama mozzafiato su tutto il golfo di Trieste, il castello di Duino è un'affascinante meta turistica: la sua bellezza è accresciuta anche da quell'atmosfera calda e gioiosa che la presenza dei proprietari, i componenti la nobile famiglia dei principi della Torre e Tasso (Thurn und Taxis), conferisce alla storica dimora, rendendola viva, lontana dalla fredda austerità "museale".   Ricchissimo di storia che si intreccia con leggende popolari, legato in modo indissolubile con il passato del territorio circostante, testimone di gloriosi eventi storici e di visite di personaggi illustri, il castello di Duino, a pochi chilometri da Trieste, possiede un fascino romantico senza eguali. Il grande parco (dove si possono ammirare distese multicolori di fiori di ogni specie che creano pittoreschi e suggestivi giochi cromatici nella classica vegetazione mediterranea), è impreziosito dai suoi viali romantici, pieni di statue e reperti archeologici, dalle terrazze e dagli spalti aperti sull'immensità del mare. Più di 18 sale del castello sono visitabili e ricche di preziose testimonianze sulla storia della famiglia dei Principi della Torre e Tasso. Su richiesta si possono organizzare anche delle visite guidate (servizio anche in lingua). Da vedere la scala del Palladio, capolavoro di architettura, e il fortepiano del 1810 (suonato da Listz).

 Dai bastioni a picco sul mare e dalla torre trecentesca si può godere di un suggestivo panorama. Un percorso turistico, inoltre, si addentra nel bunker, costruito nel 1943 per la Kriegsmarine tedesca a difesa della base di Sistiana contro un eventuale sbarco alleato. Sfruttato, poi, come rifugio antiaereo e successivamente dotato di cannone, a fine guerra venne trasformato dall'esercito inglese (1945-1954) in deposito carburante. Dal 2006 è aperto al pubblico. Grazie a pazienti e delicati lavori di recupero e di restauro conservativo, è stato trasformato in un suggestivo mini-museo con cimeli d'epoca che sono esposti in una grande sala (ben 400 metri quadrati) scavata a 18 metri di profondità.  


 Il Gruppo Ermada Flavio Vidonis e il Castello di Duino supportano i campioni in carica dell’OVALE BEACH MARSIGLIA.  




Il progetto “ISONZO, LE DODICI BATTAGLIE”  finanziato dalla Provincia di Trieste è presentato dal Gruppo Ermada Flavio Vidonis,,  che ha costituito una cordata costituita di nove entità tra Centri Studi e Ricerche Associazioni Culturali e Sportive, ma vedrà nel corso del suo svolgimento il coinvolgimento di numerose altre realtà, enti pubblici, associazioni, italiane e straniere operanti nelle aree di coinvolgimento delle battaglie lungo il fronte dell'Isonzo. Il principale obiettivo del progetto è quello di diffondere i concetti di conoscenza, rispetto, convivenza e di pace. Grazie alla ricchezza di storia e memoria presenti nella Venezia Giulia, il progetto vuole far conoscere, o meglio ancora, riscoprire, quanto importante sia l’equilibrio tra uomo e uomo, e uomo con la natura. Un territorio disseminato di testimonianze, ferite e tracce che nemmeno cento anni sono riusciti a cancellare. Persone che portano nella memoria della propria famiglia ancora segni di un trascorso difficile e tragico. Ma la natura vuole riprendersi il territorio e le generazioni man mano che si susseguono cancellano le tracce del passato. Attraverso lo sviluppo di un nuovo importante progetto, si propone di far riscoprire sia il territorio che la memoria con l’obiettivo preciso di sensibilizzare la convivenza ed il rispetto e dunque la pace. Gli eventi che il progetto propone sono iniziative “diffuse” in siti di particolare pregio architettonico storico e culturale, coordinate tra loro partendo da una significativa mostra che documenta anche attraverso testimonianze espressive la sofferenza dei soldati nell'abbandonare le loro famiglie, i figli e le loro case, i loro affetti. Coloro che hanno vissuto questi eventi non sono qui a raccontarceli, ecco perché oggi "in tempo di pace" è così importante non perderne memoria: queste “voci” rappresentano lo strumento attraverso il quale può avvenire il passaggio generazionale: l’obiettivo del progetto sarà raggiunto se le generazioni di oggi uscendo dalla mostra o dopo aver ascoltato una conferenza avranno percepito il messaggio di quanto male possono fare le guerre e trasmetteranno questo ai loro figli. In questo modo il dramma della Guerra offrirà l’occasione per sottolineare LA FORZA DELLA VITA che non si arrende mai e si fa strada attraverso la fraternità come forte segno della speranza nel futuro. Un altro importante obiettivo del progetto è quello di rafforzare una rete esistente e di continuare a fare sinergia tra diverse realtà piccole e grandi. La conoscenza dei fatti storici aiuta a comprendere la cultura delle diverse realtà. Aver vissuto in modo diverso gli eventi della guerra ci aiuta a capire le diverse culture, che sono un valore, come lo è la pace, contribuendo in questo modo a consolidare e ad infondere a tutti, in particolare ai giovani, l’importante concetto che tutti siamo cittadini d’Europa.  A testimonianza di ciò l’adesione, il supporto e la collaborazione di diverse realtà offrendo la loro competenza e disponibilità. La motivazione dei partner coinvolti nella volontà comune di lavorare tutti insieme e con passione potrà essere la giusta via per la riuscita del progetto.   L’ultimo obiettivo del Progetto, ma non meno importante è la valenza turistica che il progetto avrà per l'intero territorio.  




MASSIMO ROMITA Presidente Gruppo Ermada Flavio Vidonis (www.gruppoermadavf.blogspot.it)

LUCIA LALOVICH Presidente Gruppo Culturale e Sportivo Ajser 2000 (www.ajser2000.it)




martedì 23 giugno 2015

jszaka a harc után - Dopo la lotta di notte

jszaka a harc után

2015.06.22. 07:24 :: PintérTamás

Imre Gábor kadét doberdói naplója – 5. rész

A nappali harc után éjjel le kell takarítani a csatateret, össze kell gyűjteni a hullákat, a szétszórt fegyverzetet, majd rendbe kell hozni a lőállásokat, drótakadályokat, fel kell készülni a másnap várható újabb támadásra. Amikor már hősünk körül nyugalmasabb lenne a helyzet, eddig még nem tapasztalt félelmetes zaj keletkezik: megszólal a harminc és feles.
 
Csak most láttuk, hogy mi történt. Az előző éjjel formásan kiigazított 77-es állás helyén egy zűrzavaros kőhalmaz volt mindenféle katonai hulladékkal: rongy, kötszer, törött fegyver, csajka stb. terítve. A sötétben tapogatózva mindenfelé halottakba ütköztünk. Szerencsére a jótékony sötétség sokat elvett a helyzet félelmetességéből.
Első feladat volt a hullák összegyűjtése és a gránátok által összetépett drótakadály kiigazítása. Az olasz halottak sorsát gyorsan és méltányosan intéztük el. Fogták őket az emberek, és a drótjainktól 50-60 lépésnyire szépen sorba fektették őket a lejtőn. Így azután az olaszoknak módjukban volt elszállítani és tisztességesen eltemetni azokat. Kissé szokatlan, de praktikus megoldás volt ez. Nekünk nem kellett nehéz munkával sírt ásni, és az ellenségnek is szívességet tettünk.
Az elesett olaszok között volt egy egészen fiatal hadnagy is. A holtteste már belül feküdt a lőállásunkban néhány társával együtt. Ez azt bizonyította, hogy a mieink tényleg az utolsó pillanatban rohantak be az állásba.
Megszámoltam, az olaszoknak a 77-es előtt 37 halottjuk volt, míg nekünk 11 emberünk pusztult el. Ebből kilenc a pergőtűz folyamán. Testrészeiket valósággal úgy kellett kihámozni a kövek közül. A szomorú maradványokat összegyűjtöttük, hogy reggel hátravigyük őket a már szépen fejlődő temetőbe.
Elesett katonák a Monfalcone fölötti magaslatokon 1915-ben Elesett katonák a Monfalcone fölötti magaslatokon 1915-ben
(forrás: NHKA gyűjteményéből)
Mögöttünk jobb felé megszakítás nélkül dübörgött a harc, az emberek gyakran figyelték ezt a borzalmas, szűnni nem akaró zajt.
– Mi lehet ott? – kérdezgették egymás között…
Közben gyorsan teltek a zsákok, melyekkel néhány óra leforgása alatt újra tűrhető formába hoztuk a lőállást. Lövészároknak nem nevezhetem, mert az ároknak bizony nyoma sem volt. Robbantanunk kellett volna, azonban ezt nem tehettük meg, mert az olasz ágyúk azonnal beleszóltak volna. Így is a legnagyobb csendben kellett mozognunk, mert az olasz fényszórók, ha egy kődarab legurult a lejtőn, azonnal végigsúroltak bennünket a fénycsóváikkal, és nekünk akkor ott, ahol ért minket, mozdulatlanul be kellett várnunk, míg odébb haladtak. Néha valóságos társasjáték alakult ki a dolgozó katonák és a fényszóró között. A fénycsóva szép lassan elhaladt fölöttünk, és mi újra mozogni kezdtünk, mikor az olasz gépkezelő a gépet hirtelen visszairányította ránk, mire nekünk hasra kellett vágódnunk. Bizonyosan nagyokat nevetett, ha sikerült néhányat közülünk meglepni. Ez természetesen nem lett volna baj, ha az olasz tüzérségi megfigyelő ilyenkor néhány srapnelt a nyakunk közé nem küldött volna.
Éjfél felé már fogytán volt a kő, és az állást újra harcképessé tettük. A szürke homokzsákok jól beleolvadtak a köves talajba, sőt a mellvéd elejét lapos kövekkel szépen elmaszkíroztuk – mint ahogy a zengzetes K.u.K. nyelven nevezni szoktuk azt az eljárást, ha valamit úgy eltakartunk, hogy az messzebbről ne legyen észrevehető. Nekünk most a karszt jellegzetes kőjellegét kellett adnunk az állásoknak. Természetesen ez nem sikerülhetett teljesen. Az előttünk futó drótakadály is jelezte, hol húzódik az állás.
A három sor drótakadály is úgy-ahogy helyre lett hozva. Üres konzervdobozok lógtak a drótokon, hogy esetleges éjjeli rajtaütés alkalmával kolompoljanak. Sokszor gondolkodtam azon, hogy a hadvezetőségünk miért nem kísérli meg a drótokat elektromos árammal telíttetni. Milyen meglepetés lenne ez a támadó olaszok részére. Viszont az is bizonyos, hogy a következő alkalomra már megtalálnák ennek is az ellenszerét.
Éjfél után, mire feljött a hold, hogy különös fényudvar által körülvett képével végigvigyorogja a tájat, mi már a kész lőrések mögül figyeltük a Monfalconéból hozzánk feltörő zajt. Messziről vonat fütyült, valószínűleg friss csapatok érkeznek. Autók jellegzetes búgása jelezte az alattunk végbemenő forgalmat.
Egy óra lehetett, mikor hátul, a mi oldalunkon különösen erős tompa dörrenésre lettünk figyelmesek. Eltelt vagy fél perc, mikor fölöttünk megremegett a levegő, és sejtelmes, ismeretlen hangok keletkeztek, amelyek folyton erősödve, az idegtépő borzalom minden skáláján áttörve zuhogtak ránk a végső robbanásig. Ilyent még addig nem hallottunk. A gránát bevágott Monfalconéba, nem messze tőlünk. Hatása ránk is borzalmas volt, hát még azokra, akik közelébe voltak. Az egész helység megmozdult, autók rohantak el, emberek kiabáltak, öszvérek, lovak nyerítettek össze-vissza. Jó negyedórába tellett, míg valamennyire lecsendesedtek. Olyan volt ez, mintha valami égitest zuhant volna le Monfalconéba.
– Mi volt ez? – kérdeztem a hátul levő parancsnokságtól telefonon.
– Ez a harminc és feles – válaszolták megelégedetten.
– Harminc és feles ágyúnk lőtt – világosítottam fel az embereket. Hallottam már emlegetni ezeket az ágyúszörnyetegeket, de ez volt az első löveg, amit robbanni láttam és hallottam. Az éjszaka folyamán még háromszor lőtt ez az ágyú, és lövése nyomán fél óráig is csönd támadt az egész vonalon.
Kilátás Monfalconéra az osztrák-magyar állásokból Kilátás Monfalconéra az osztrák-magyar állásokból
(forrás: NHKA gyűjteményéből)
Az emberek szundikáltak, és a hajnal alattomosan sompolygott felénk a tenger felől. Az egész napi izgalom és az éjjeli munka fáradalmainak jelei kiütköztek mindnyájunkon. A sebesültek már messze járhatnak azóta – gondoltam félálomban, amint a mellvédnek támaszkodva vártam a hátravonulásunk idejét. A halottakat is jó lesz még a sötétség védelme alatt hátraszállítani. Az én szakaszomra várt ez a szomorú feladat, mert mi voltunk legközelebb a hátravezető kőfalhoz.
A szakaszom fele elment, hogy sátorlapba téve elszállítsa a szerencsétleneket, és én, mint aki az utolsó dolgát is elintézte, szintén átadtam magam a jóleső hajnali kábulatnak. A kijelölt őrszemek vigyázták az előteret, és mindnyájan nyugodtak voltunk. Az éjjel feketesége szürkületbe ment már át, mikor, mint a villámcsapás, hurrá ordítás döbbent bele a kábult öntudatomba. Egy pillanatra azt hittem, hogy álmodok, de az ordítást követő fegyverdörrenések hirtelen kijózanítottak.

23 GIUGNO 1915 LA PRIMA BATTAGLIA DELL'ISONZO

PRIMA BATTAGLIA DELL’ISONZO



E’ passato un mese esatto dalla dichiarazione di guerra italiana, ma ora si inizia a fare sul serio. La generale ritirata austriaca si è arrestata: l’esercito asburgico ha fatto terra bruciata dietro di sé e si è trincerato nei punti strategici, dominanti, più semplici da difendere. Vienna ha sacrificato molte postazioni avanzate, alcune importanti, altre meno, ora è pronta a giocare le sue carte. L’idea è semplice: difesa più o meno a oltranza; gli austriaci hanno però nella conformazione del territorio l’alleato migliore.
Cadorna intravede il momento buono per una grande offensiva, per far fare il salto di qualità alla nostra discreta e fin qui prudente avanzata.
Il terreno ci sfavorisce, ma sappiamo anche di avere un vantaggio: in Austria il fronte italiano è considerato di secondaria importanza.
Mercoledì 23 giugno debutta la prima battaglia dell’Isonzo: l’esercito italiano ha una netta superiorità numerica, con un rapporto di circa 2 a 1; gli obbiettivi principali sarebbero una testa di ponte a Gorizia e il monte San Michele.
L’artiglieria apre le danze all’alba, ma gli austriaci non si scompongono, combattono già da un anno.A far più rumore delle cannonate, ad alzare più polvere, sono le presunte parole del Papa, di stampo germanofilo. In Italia ne viene proibita la pubblicazione “per ragioni di alto interesse politico”. Benedetto XV avrebbe confidato al quotidiano francese Liberté di non avere più alcun contatto con gli Imperi centrali. Se fosse colpa dell’Italia, lo stop alle comunicazioni della Santa Sede rappresenterebbe una palese violazione della legge delle guarentigie; nonostante la guerra il Vaticano ha tutto il diritto di parlare con i propri Ministri, a prescindere dalla provenienza.
Davide Sartori

il sito del Governo sul centenario 


BOLLETTINO

Politica e società
  • Avendo il giornale francese “La Liberté” pubblicato l'intervista di un suo redattore col Papa, la quale ha suscitato vivacissimi commenti in Francia ed Italia, il governo italiano smentisce le false informazioni riferitevi sul contegno dell’Italia verso il Papa,  e I'Osservatore romano, non negando la realtà dell'intervista, afferma che in essa furono travisate parole e pensiero del Papa.
  • Lloyd George introduce la tassa sulle munizioni
Fronte italiano
  • Offensiva italiana: inizia la prima battaglia dell’Isonzo. La battaglia si concluderà il 7 luglio con gravi perdite umane e senza successi militari significativi, l'offensiva italiana è bloccata dalle difese austro-ungariche
  • Nelle Alpi Carniche è conquistata la cima dello Zellonkofel (Monte Cellon).
Fronte orientale
  • Continua la lotta in Bessarabia e sul Dnestr:  gli austro-tedeschi vengono fermati sulla linea Zurawno - Demeszknowiec (fronte del Dnestr)




venerdì 29 maggio 2015

RICORDI DELLA GRANDE GUERRA A SAN MARTINO DEL CARSO (SAGRADO GORIZIA)


La visita del Presidente della Repubblica Ungherese a San Martino del Carso.

Giovedì 4 giugno 2015 alle ore 10.30, il Presidente della Repubblica Ungherese farà visita alla associazione Gruppo Speleologico Carsico di San Martino del Carso. La visita che sarà in forma privata è la coronazione di un grande lavoro di collaborazione che da anni l’associazione intrattiene con numerose associazioni e grandi musei ungheresi e non solo, per la ricerca storica e la conservazione della memoria comune dei popoli che in questi luoghi hanno combattuto e sofferto. La visita, preceduta alcuni mesi fa dalla concessione dell’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica di Ungheria alla mostra “San Martino e l’Albero Storto: C’era una volta. Storie da una trincea”, dimostra come e quanto il lavoro del gruppo sia apprezzato fino alla più alta carica istituzionale ungherese. E’ per la nostra associazione e per le associazioni e gli uomini con cui collaboriamo un privilegio ed un onere che il Presidente abbia voluto venire qui a San Martino del Carso a incontrarci. Ci è stato inoltre comunicato che l’associazione sarà ricevuta presso il palazzo presidenziale in Ungheria in data da definire.